FAQ

Come scegliere un notaio?

La scelta del notaio è un momento importante e va ponderata con la giusta attenzione. Gli elementi da tenere in considerazione, nella fase di ricerca del professionista a cui affidarsi, sono diversi. Tra tutti spiccano la sua disponibilità, e pertanto la possibilità di ricevere consulenza fin dal momento del conferimento dell’incarico, per giungere serenamente alla stipula dell’atto, incontrando di persona in studio i collaboratori del Notaio o il Notaio stesso. Valutando questi aspetti, tra i quali anche la reputazione del Notaio, sicuramente vi troverete a scegliere un notaio che vi farà risparmiare tempo, vi eviterà eventuali inutili esborsi di denaro e vi consiglierà adeguatamente su ogni aspetto personale, fiscale e giuridico.

Quali documenti sono necessari per vendere/acquistare casa o un immobile?

Per vendere o acquistare una casa o un immobile, è necessaria la copia dell’atto di provenienza dell’immobile (che può essere una compravendita, una donazione, una successione o altro) che si vuole vendere o acquistare. Inoltre bisogna fornire la documentazione catastale e ipotecaria, che il notaio dovrà verificare, per fornire la garanzia di aggiornamento alla data del rogito.
Per l’elenco completo dei documenti per la stipula, cliccare il link seguente documenti-per-la-stipula/vendita-permuta-donazione-divisione

Quanto costa un notaio per comprare casa?

L’onorario del notaio può variare in base a diversi fattori, come il prezzo della vendita e l’importo dell’ipoteca, nel caso in cui l’acquirente contragga un mutuo per procedere all’acquisto.
All’onorario notarile si aggiungono le imposte dovute allo Stato, che variano in maniera sensibile a seconda dei casi:
– se si acquista da un privato o da un’impresa costruttrice (quest’ultimo caso è un atto soggetto ad IVA),
– se si acquista come prima casa o seconda casa,
– se si acquista un immobile ad uso abitativo o un immobile ad uso commerciale.

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Cos’è l’agevolazione “prima casa”?

Le agevolazioni per la “prima casa” consistono nella fruizione, in sede di tassazione della compravendita dell’immobile, di un trattamento impositivo agevolato, come indicato nell’art. 1, nota II-bis), parte prima, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro (T.U. 131 del 1986) ai fini dell’acquisto della prima casa di abitazione.
Per maggiori dettagli ecco il documento “Guida per l’acquisto della casa” reperibile sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate  Agevolazioni prima casa

Cos’è il credito d’imposta?

Il credito d’imposta è un diritto che matura chi decide di vendere un’abitazione comprata con le agevolazioni “prima casa” ed entro un anno dalla vendita ne acquista un’altra, avente gli stessi requisiti. Si ha diritto a questo credito d’imposta fino a concorrenza dell’imposta di registro o dell’iva pagata, in relazione all’acquisto agevolato fatto in precedenza.
L’ammontare del credito non deve essere superiore all’imposta di registro o all’iva dovuta per l’acquisto agevolato della nuova casa (articolo 7, legge 448/1998).
Anche se il contribuente non ha ancora venduto la casa in suo possesso, nel momento in cui acquista nuovamente, il credito gli spetta comunque, a condizione che la prima casa sia venduta entro un anno (circolare n. 12/E dell’8 aprile 2016, paragrafo 2.1).
In questo modo, il credito maturato può essere utilizzato anche in diminuzione dell’Irpef dovuta, in base alla dichiarazione dei redditi che si presenterà dopo il nuovo acquisto.
Nella dichiarazione l’importo del credito deve essere indicato nell’apposito rigo (quadro CR, rigo CR7, nel modello Redditi PF – quadro G, rigo G1, nel modello 730).
Se l’imposta a debito non è sufficiente ad esaurire tutto il credito, l’eccedenza non va persa ma può essere comunque utilizzata successivamente, fino alla totale estinzione del credito maturato (circolare min. n. 189 del 21 settembre 1999, paragrafo 4.4).

Cosa serve per aprire una società?

Quando due o più persone vogliono avviare insieme un’attività di impresa, si costituisce una società.
I soggetti coinvolti conferiscono in maniera congiunta: lavoro, risorse finanziarie, competenze ed idee, oltre a condividere la responsabilità e i rischi dell’esercizio di impresa.
La costituzione di una società avviene davanti ad un notaio ed attraverso la stipula di un atto pubblico.
Cosa bisogna fare per aprire una società?
– aprire la Partita IVA;
– richiedere la smart-card di tutti i soci alla Camera di Commercio
– aprire una casella di posta certificata (PEC) intestata alla società;
– iscriversi al Registro delle Imprese e presso albi, registri o elenchi richiesti per l’esercizio dell’attività;
– iscriversi all’ INPS;
– iscriversi all’ INAIL (ove necessario).

Compilate il nostro form per richiedere un preventivo per aprire una società:

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Chi deve pagare il notaio?

Di norma il costo dell’atto notarile, comprensivo di imposte, tasse, spese ed onorario, gravano sul soggetto che maggiormente interessato alla stipula del contratto.
Su questa linea, salvo eccezioni, possiamo dire che: in caso di :
– in caso di compravendita le spese gravano sul compratore,
– ove trattasi di donazione le spese gravano sul donatario,
– nell’ipotesi di permuta le spese gravano sui permutanti,
– nella divisione le spese gravano su tutti i condividenti,
– con riferimento al mutuo le spese gravano sul mutuatario,
– quanto alla costituzione di una società le spese gravano sui fondatori o sulla società stessa.

Cos’è un’ipoteca?

L’ipoteca è una garanzia reale che attribuisce al creditore, a favore del quale la stessa è iscritta nei Registri immobiliari, il diritto di prelazione, nei limiti del montante ipotecario, sul ricavato dall’espropriazione dell’immobile sul quale la stessa grava, nonché il diritto di sequela, in forza del quale il creditore ha il diritto di espropriare anche nei confronti del terzo acquirente. Il bene ipotecato resta nel possesso del proprietario, il quale può liberamente disporne, fermi restando i suddetti diritti di prelazione e sequela; una volta estinto il debito, anche l’ipoteca sarà estinta, ed il consenso alla cancellazione della relativa iscrizione, da parte del creditore, sarà atto dovuto.

Cos’è un mutuo?

Il mutuo è un contratto di finanziamento in forza del quale un soggetto, normalmente una Banca, consegna una somma al mutuatario, il quale si obbliga a restituirla entro un certo termine al mutuante; normalmente il mutuo ha causa onerosa, nel senso che il mutuatario dovrà corrispondere al mutuante gli interessi sulla somma presa in prestito.

Perchè serve il notaio per fare un mutuo?

L’obbligo di restituire la somma presa a mutuo e di corrispondere gli interessi sulla stessa sono normalmente garantiti da ipoteca che il debitore concede su un immobile (che nella maggior parte dei casi è quello acquistato con il netto ricavo del mutuo stesso); proprio ai fini della concessione di ipoteca, la legge richiede la forma dell’atto notarile, pertanto servirà il notaio per stipulare il mutuo ipotecario.
Inoltre la stipula del mutuo per atto notarile è necessaria affinché lo stesso valga quale titolo esecutivo, ai sensi e per gli effetti dell’art. 474 c.p.c.

Che valore ha una scrittura privata autenticata?

Una scrittura privata ha valore solo nei casi in cui il dichiarante riconosca la sua sottoscrizione oppure quando viene legalmente riconosciuta e validata.
E’ possibile contestare una scrittura privata in due modi:
1)  contestando la veridicità della firma, facendo una querela di falso,
2)  contestando la veridicità dell’oggetto, ovvero del testo della scrittura.

Se una scrittura privata viene autenticata da un notaio o un altro pubblico ufficiale, questo si fa garante del fatto che la sottoscrizione sia avvenuta in sua presenza e da valore legale alle firme apposte.

Come fare una dichiarazione di successione?

Dalla data di decesso del contribuente, gli eredi hanno 12 mesi per presentare la dichiarazione di successione.
Per obbligo, i soggetti che devono presentare la dichiarazione di successione sono:
– i chiamati all’eredità (per legge o testamento, a meno che non vi abbiano già rinunciato)
– i legatari (rappresentanti legali);
– gli immessi nel possesso dei beni (nel caso di assenza del defunto o di morte presunta);
– gli amministratori dell’eredità;
– i curatori delle eredità giacenti;
– gli esecutori testamentari;
– i trust.
Se i soggetti obbligati a presentare la dichiarazione di successione sono più d’uno, è sufficiente la presentazione di una sola successione.
Dopo la presentazione della dichiarazione di successione si hanno 30 giorni per presentare la richiesta di voltura degli immobili agli uffici provinciali.

Quali sono le tasse di successione da pagare?

L’Agenzia delle Entrate è l’ente che si occupa di calcolare l’ammontare della tassa di successione da pagare, valutando le franchigie applicate agli eredi.
Nel caso di coniuge e figli, la franchigia è di un milione di euro, ovvero se l’eredità è inferiore ad un milione di euro non pagano la tassa di successione. Se si supera questa soglia si pagherà la tassa relativa all’importo in eccesso, con un aliquota del 4%.
Nel caso di fratelli e sorelle, la fanchigià applicata è di 100.000 euro. Anche in questo caso, se si supera questa soglia la tassa da pagare sull’importo in eccesso avrà un’aliquota del 6%.
Nel caso di zii, nipoti, cugini, suoceri e cognati, l’aliquota è del 6%.
Per tutti gli altri soggetti l’aliquota applicata è dell’8%, mentre per gli eredi disabili la franchigia è di 1.5 milioni di euro.
Sui beni immobili vanno inoltre pagate le imposte catastali e ipotecarie, prima di presentare la dichiarazione di successione.
Se gli eredi utilizzano l’immobile come abitazione principale, è possibile usufruire delle agevolazioni come prima casa.